Korocombo
| Progetto Comunità Laici Comboniani |
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Venegono Superiore, 23 luglio 2006
Progetto Comunità Laici Combonianidel gruppo Laici Missionari Comboniani (LMC) di Venegono
Prologo La nostra storia comune parte da un “luogo” chiamato GIM. Al GIM o grazie al GIM ci siamo incontrati, conosciuti e abbiamo condiviso alcuni passi del nostro cammino. Il sogno della comunità invece, molto probabilmente, ha radici più lontane e ramificate. Parte dal desiderio di immaginare la propria vita in modo diverso da quello che il mondo propone come standard. Parte dal bisogno che sentiamo forte di trovare “un’alternativa possibile”. La risposta gira e rigira si trova nel tipo e nella qualità delle relazioni che siamo capaci di creare: per questo pensiamo alla comunità. Dopo alcuni anni di lenta maturazione delle nostre scelte di vita, di dolce corteggiamento di sogni futuri, siamo arrivati al momento in cui sentiamo che il tempo opportuno (kairós) è arrivato. Noi ci stiamo, ci vogliamo mettere in gioco. I cammini che su diverse strade abbiamo percorso ci hanno portato sino a qui: Vangelo, missione, condivisione, accoglienza sono i semi che insieme ora vogliamo far crescere e far fruttificare. Alcuni di noi hanno conosciuto esperienze o “modalità” di comunità di famiglie e hanno preso parte al movimento che le sostiene. Ci sembra che il loro modello risponda in buona parte a quello che stiamo cercando; ecco… in buona parte ma non in tutto. Forse semplicemente basterebbe aggiungere un paio di ingredienti che noi sentiamo molto importanti: la preghiera comune e l’attenzione alla missione. Cioè, tradotto in parole semplici: il nostro sentirci Comboniani.
Motivazioni Ci sono molte motivazioni che hanno portano ognuno di noi a sognare questo progetto. Quella che sicuramente accomuna tutti è la realizzazione di quello che crediamo essere “il Progetto” al quale ci sentiamo chiamati, alla ricerca di una felicità vera. Essere felici e star bene è un presupposto necessario per poter essere risorsa per gli altri. Siamo convinti che la felicità nasca dallo spendere la vita per gli altri, a partire dagli impoveriti del mondo. Abbiamo cercato di riassumere in alcune parole chiave le nostre motivazioni:
Vogliamo avere come modello le prime comunità cristiane, sostenendoci a vicenda nel bisogno e nelle difficoltà, aiutandoci nella realizzazione dei sogni; condividendo le gioie del cammino anche i sogni impegnativi diventano possibili. Riteniamo fondante del nostro stile di vita quell’aiuto da cortile che caratterizzava le corti e le cascine dei nostri nonni dove ognuno trovava sempre delle spalle a cui appoggiarsi per sostenersi ed insieme procedere. Così facendo speriamo di creare e vivere relazioni sane, profonde. La qualità delle relazioni che sappiamo instaurare determina la qualità della nostra vita. Pensiamo sia necessario praticare con costanza la condivisione, la correzione fraterna, il confronto nelle scelte importanti come in quelle meno importanti. Ad esempio sapere di non essere soli nel difficile compito dell’educazione dei figli.
Il modello di società in cui siamo inseriti ci lascia spesso perplessi: vorremmo che la nostra comunità cercasse soluzioni e modi nuovi per stare nel mondo senza esserne assorbiti. Aspiriamo ad una vita coerente che sappia evitare la schizofrenia tra famiglia e lavoro vivendo in ogni luogo e momento i valori in cui crediamo e la fede che ci è stata donata. Nel cammino spirituale ognuno sarà stimolo e aiuto per il prossimo con l’obiettivo di scoprire, un passo alla volta, come delle famiglie possano tradurre nel quotidiano la spiritualità Comboniana.
La comunità potrà aiutarci a dare concretezza al desiderio di essere famiglie aperte. Vogliamo evitare il rischio di “autocentrarci”, di chiudersi su noi stessi: pensiamo la famiglia come un sistema aperto, che sappia stare in rete. Sentiamo l’esigenza di essere missionari. In quanto Chiesa domestica la famiglia è chiamata a vivere la missione ed essere un canale privilegiato di trasmissione del Vangelo.
Obiettivi La comunità vuole essere luogo e strumento per fare missione qui. La missione ad gentes può e deve essere vissuta anche in Italia diventando, tra l’altro, ponte di collegamento con la missione nel Sud del mondo; vivere uno stile di vita missionario è più facile all’interno di “comunità di resistenza” che, attraverso la vita comune, può trovare modalità e strumenti concreti per incarnare il Vangelo. Alcune modalità concrete che caratterizzeranno fin da subito la comunità possono essere così sintetizzate:
La comunità dovrà essere un luogo dove potersi sperimentare nella vita comunitaria, eventualmente come parte del cammino di preparazione alla partenza per i laici missionari; così facendo più facilmente potremo essere punto di riferimento durante l’esperienza di missione, contatto tra il laico in missione e la famiglia comboniana a lui/lei spiritualmente più vicina. Infine la comunità dovrà essere luogo accogliente durante la fase del rientro dei laici dalla missione, divenendo punto di sostegno e aiuto nel reinserimento in Italia; riteniamo che questo ruolo sia un primo tentativo per risolvere uno dei più grandi problemi legati al laicato comboniano: “come faccio quando torno?”.
La comunità non si limiterà ad essere accogliente con i laici missionari: la coerenza verso lo stile di vita cui aneliamo ci impone di tenere le porte aperte, sempre attenti alle necessità del territorio, in particolare alle situazioni di maggiore povertà. Abbiamo in testa diversi progetti specifici per attuare questo nostro desiderio (pensiamo alle situazioni di emarginazione sociale, alle problematiche dell'immigrazione e a molto altro); pur sapendo che in fase attuativa del progetto dovremo specializzarci verso un bisogno specifico, restiamo in vigile attesa di sapere quale forma di accoglienza verrà incarnata dalla struttura abitativa. Inoltre ogni famiglia decide se e come può accogliere chi ha bisogno di famiglia ed in questo sa di non essere sola, ma di avere la comunità al suo fianco. In un futuro, non si sa quanto lontano, la comunità potrebbe spingersi a sperimentare forme di lavoro all’interno della comunità; questo permetterebbe alla comunità stessa di avere un mezzo per il sostentamento nonché uno strumento per consolidare i rapporti. Da ultimo il lavoro all’interno della comunità potrebbe dare spazio tanto ai laici di ritorno dalla missione quanto alle specifiche situazioni di bisogno sul territorio.
Caratteristiche della comunità Nell’immaginare la comunità abbiamo identificato alcuni capisaldi:
fisici, quale ingrediente fondamentale della comunità per permettere una convivialità periodica e facilitare l’apertura al mondo; temporali, per favorire il confronto spicciolo nel quotidiano come anche una condivisione maggiormente strutturata;
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